Sabato, 02 Dicembre 2017 19:45

“Attendiamo vigilanti la venuta del Signore”

3 dicembre 2017
I domenica di Avvento
Cliclo Liturgico Anno “B”

Prima Lettura
Se tu squarciassi i cieli e scendessi! (Is 63,16b;- 17. 19b; 64,2-7)

Dal libro del profeta Isaia

Tu, Signore, sei nostro padre,
da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie
e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi,
per amore delle tribù, tua eredità.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.
Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo,
tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti.
Mai si udì parlare da tempi lontani,
orecchio non ha sentito,
occhio non ha visto
che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto per chi confida in lui.
Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia
e si ricordano delle tue vie.
Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato
contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli.
Siamo divenuti tutti come una cosa impura,
e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia;
tutti siamo avvizziti come foglie,
le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento.
Nessuno invocava il tuo nome,
nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto,
ci avevi messo in balìa della nostra iniquità.
Ma, Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci plasma,
tutti noi siamo opera delle tue mani.


Parola di Dio

 

Salmo
Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi (Sal 79)

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

 

Seconda Lettura
Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo (1Cor 1,3-9)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza.
La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!


Parola di Dio

 

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

Alleluia.

 

Vangelo
Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà (Mc 13, 33-37)

+ Dal Vangelo secondo Marco.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».


Parola del Signore

 

Commento

“Comincia con oggi un nuovo anno liturgico, il cui primo periodo prende il nome di Avvento, cioè “venuta”, sottinteso “di Cristo”. Una doppia venuta, quella del Figlio di Dio, proteso a incontrare l’uomo: la prima è quella storica, di duemila anni fa, richiamata ogni anno per preparare la seconda, quella della fine dei tempi, che per ogni singolo uomo significa la fine del suo tempo in questo mondo e il passaggio all’altro.
La scorsa domenica, ultima dell’anno precedente, già aveva richiamato quella venuta con la festa di Cristo Re: un invito a guardare avanti, al Signore glorioso che offre ai suoi fedeli la possibilità di raggiungerlo per condividere in eterno la sua vita. Il vangelo letto allora offriva indicazioni su come vivere adesso, per potersi presentare a lui, quando sarà il momento, in modo da conseguire la meta; il vangelo di oggi (Marco 13,33-37) si collega al precedente con un forte richiamo a vegliare, perché nessuno sa quando quel momento accadrà. “Gesù disse ai suoi discepoli: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. (...) Voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fare in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!”

Il passaggio dalla vita terrena a quella eterna è il momento presentato nel vangelo come il ritorno del padrone di casa: ritorno certo, ma non precisato nelle sue coordinate temporali. E che quel momento sia imprevedibile, basta a confermarlo la comune esperienza, richiamata ogni giorno anche da quotidiani e telegiornali: malattie fulminanti, incidenti stradali, guerre e delinquenza consigliano di non dare per scontato neppure che vivremo sino a domani.

Ma come va intesa l’esortazione di Gesù a non farsi trovare addormentati, cioè a vegliare? Forse che stando svegli si evitano i rischi cui la vita umana va soggetta? Qualcuno magari sì; controllare la salute, guidare con prudenza, aiuta; ma altre situazioni ci sfuggono, e in ogni caso prima o poi tutti da questo mondo partiremo. In tale contesto, che significa vegliare? Significa anzitutto non cedere alla tentazione dell’aspettare rassegnati senza far nulla, “perché tanto dovrò lasciare tutto qui”, “perché tanto non sarò io a cambiare il mondo”. Significa non cedere alla tentazione di sprofondare nel deprimente “godiamoci la vita, fin che c’è tempo”. Significa non cedere alla tentazione di affannarsi ad ogni costo, di strafare magari a spese altrui, per dimostrare a sé stessi e agli altri di aver saputo realizzare qualcosa; significa non cedere alla tentazione di abbandonarsi agli sterili lamenti sulla fugacità dell’esistenza, ai rimpianti sul passato, alla paura del futuro.

Significa invece impegnarsi serenamente, senza affanni ma anche senza pigrizie, a realizzare tutto il bene possibile; per dirla nei termini del vangelo di qualche domenica fa, far fruttare i talenti, secondo le indicazioni di Colui che un giorno ce ne chiederà conto. Significa vivere in questo mondo come se dovessimo starci sempre, pur sapendo bene che presto lo lasceremo; camminare con i piedi ben poggiati sulla terra, ma con gli occhi rivolti al cielo.

Significa guardare al passaggio da questo mondo all’altro per quello che davvero comporta e importa: è l’incontro con il Signore, il quale ci esorta a farci trovare pronti. Pronti ad accoglierlo nel suo volto di padre, fratello, amico con le mani colme di doni. Qualunque sia la vita presente, è destinata a finire; conviene operare in modo che la vita ventura sia migliore di questa. A chi cerca di mettere in pratica il suo insegnamento, Gesù promette che se ora si dibatte nelle difficoltà, dopo non ci saranno più; se invece ora può dirsi contento, solo dopo sperimenterà come sia la vera felicità. In ogni caso vegliare conviene, perché così “dopo” sarà meglio, oltre ogni attesa.

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