Lunedì, 30 Aprile 2012 01:00

IL PIACERE CHE IMPORTANZA HA?

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Saper assaporare l’esistenza

Dio dà la vita agli uomini affinché la “assaporino”. Avere il gusto della vita può esprimersi in molti modi: la vita fiorisce nelle relazioni familiari e amicali, nei momenti di distensione, nell’amore coniugale, ma anche nel lavoro, nell’impegno sociale, nelle passioni e nell’entusiasmo di ognuno.

C’è tutto da inventare! Non si tratta di vivere qualsiasi cosa, non importa come, ma di gustare l’esistenza. E non è sempre semplice: già san Paolo ricordava ai cristiani di Corinto che l’apatia, l’ubriachezza, la pigrizia, ad esempio, non erano un cammino di vita…

Questo genere di piaceri non è auspicabile.

Riguardo agli eccessi, la Chiesa ha sempre ricordato questa esigenza: Il piacere accompagna un’azione riuscita, felice, gioiosa, pacifica. È pr vero che in certe epoche questo ammonimento veniva inteso come una regola caratterizzata non soltanto dalla serietà, dal rigore, dall’austerità… ma anche dalla tristezza…

Siamo stati creati per vivere come persone realizzate. Dio vuole soltanto la nostra felicità. Che piacere essere amati da un Dio simile!.

 

“Se un niente può far soffrire un niente può far piacere (Thomas Merton)

Già nelle prime righe della Bibbia si parla di piacere e di felicità. Nel racconto della creazione “Dio vide che era cosa buona”, ci dice il testo e perfino “molto buona” quando si tratta della creazione del­l’uomo e della donna. Un’altra traduzione riassume l’emozio­ne di Dio in questi termini: “È veramente cosa buona!” Così, la fede cristiana non diffida del piacere, ma lo incoraggia! Può essere anche un ambito in cui si mettono in gioco delle istanze spirituali: il Cantico dei Cantici e altri passi della Bibbia sono testi pieni di sensualità e parlano di Dio! Nei vangeli, Gesù partecipa a nozze, banchetti, e si gode la vita…

Segno di vita

I piaceri, e a volte anche i piccoli piaceri, sono un segno di vita. Chi, dopo una malattia, non ha provato il semplicissimo piacere di poter di nuovo mangiare, alzarsi, andare al­l’aria aperta?

Evitare il piacere significa negare la vita. Infatti il piacere fa parte della nostra umanità: i cinque sensi servono a farci gustare le cose buone, che per noi sono vitali.

Condivisione

Un criterio per il “piacere buono” è anche la capacità di condividerlo: bere un buon bicchiere di vino è un modo per provare un piacere autentico, che però aumenta se la bottiglia venne condivisa, in amicizia. Si può desiderare alche il piacere sessuale in un rapporto di fiducia tra uomo e donna che si amano in matrimonio e si donano l’uno all’altro.

Con rispetto

Il piacere è importante, ma non se lo si ricerca indiscriminatamente. In altre parole, se nella società moderna tutto sembra possibile, non tutto però è proficuo. Esistono “segnali” che ce lo fanno capire: il rispetto dell’altro, il rispetto di sé sono, ad esempio criteri indispensabili per vivere un vero piacere. I richiami della Chiesa nell’ambi­to della morale sociale, sessuale, relazionale, politica costituiscono i “ punti di riferimento” che permettono di valutare se altro è rispettato adeguatamente, oppure se un “piacere maligno” si sta insinuando nelle scelte effettuate e fa del male all’altro.

Con moderazione

Approfittare del sole estivo per stare all’aria aperta e abbronzarsi, che gioia! Ma quando è stupido esporsi tanto da rimanere ustionati… Forse è quello che capita con tutti i piaceri!.

Non è questione di quantità, né di accumulo di piaceri, ma piuttosto l’espressione della vita che scorre, al suo ritmo, senza eccessi.

Troppo sale in una pietanza la rende disgustosa: e se anche i piaceri umani si dovessero gustare “con moderazione”?.

In sovrappiù

Il piacere non è fine a se stesso, altrimenti sarebbe edonismo, una ricerca del piacere di per sé.

Il piacere dell’uomo, che è fatto a immagine di Dio, è un piacere dato “in sovrappiù”: il piacere è frutto di un rapporto fra due persone, della curiosità verso una certa attività, della meraviglia davanti a un paesaggio, della passione per un sport, un’arte…

Prima del piacere, ci vuole un’apertura del cuore che renda disponibile alla scoperta, alla gioia, alla felicità.

L’uomo che vive a immagine di Dio rende grazie ed esclama: “È cosa buona”!

 

Parliamone

Dare piacere

Non esistono piccoli piaceri inutili! La vita non è sempre facile. Vi sono situazioni umane dolorose, a volte insopportabili. Tuttavia, anche nei peggiori momenti dell’esistenza si possono provare “piccoli piaceri” inestimabili. Che senso avrebbero, altrimenti, i regali che spesso si fanno con delicatezza alle persone ospedalizzate? Occasioni da non perdere!.

Desiderare

Il desiderio si deve coltivare: è proprio il desiderio che fa nascere il piacere. Naturalmente ci sono momenti in cui “non si ha più voglia di niente”. Niente di cui essere veramente felici… Anche in questo stato di affaticamento generale è buona cosa da fare attenzione ai propri desideri. E se guardassimo un bel film? E se telefonassi a un amico? E all’improvviso il piacere si fa sentire… torna a ridare gusto alla vita.

Ricordare

Ci si ricorda facilmente delle batoste. Ma si pensa a “costruirsi una memoria” dei piaceri passati? Non per nostalgia, ma per conoscere meglio cosa nutre la nostra felicità. Ricordarsi di questi momenti di piacere significa mettere delle “piccole pietre miliari” sul cammino dell’esistenza, e sapere che la felicità si costruisce, che è un piacere essere vivi.

Il piacere è a portata di mano… ne è prova il fatto che è già successo durante la nostra vita!

Evitare le trappole

Ma il piacere ha anche dei nemici… L’invidia, ad esempio, può far diventare gelosi del piacere altrui. La dipendenza dà una forma di piacere (sesso, alcool, gioco, computer…), occupa tutto il tempo e impedisce di “ assaporare” il piacere di vivere. L’egoismo, infine comporta un ripiegamento su se stessi, una chiusura: agire seguendo esclusivamente il proprio piacere sarà fonte di amarezza. Attenzione, pericolo…

 

Il gusto della vita in cinque domande

  1. Sono capace di prendermi cura di me, ogni tanto?
  2. Utilizzo i cinque sensi – udito, odorato, vista ,tatto gusto – per apprezzare la vita?
  3. Sono in grado di dire che cosa mi piace di più e che cosa mi piace meno?
  4. Riesco a passare del tempo senza far niente per meravigliarmi, per rallegrarmi, per leggere, camminare, discutere?.
  5. Tengo a mente i ricordi gradevoli di questi momenti di piacere, che mi aiutano a vivere?

 

Per Saperne di più

P come piacere

Spesso si tende ad associare il piacere al potere o al possesso di qualcosa, quindi privilegio per pochi, da rincorrere e conquistare. Ma il piacere sa guardare alla profondità della vita e coglierne l’essenza.

Nasce dalla possibilità di amare oltre se stessi, ma anche dal contatto con l’eros, con l’istinto e con la nostra natura sensoriale. È l’emo­zione della cura, dell’amore, della pietà, del desiderio e della voglia di vivere; allora vale la pena provare a scoprire che viverlo è possibile, più di quanto a volte crediamo.

Deborah Tamanti

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